14 Dicembre 2009 di polly5vm
Un’interessante discusione in un forum mi ha fatto riflettere sulla permalosità legata alla percezione di sé.
Indubbiamente sento di poter affermare di essere cresciuta un po’ “repressa” credo per il 90% da me stessa e dal dover fare sempre la cosa giusta. Quindi la mia permalosità era legata sempre alla percezione distorta che gli altri avevano di me, o meglio alla percezione che io davo per distorta.
Quando ho cominciato a dare peso e a valutare questa percezione degli altri, a cui io davo una valenza sempre negativa, ho cominciato a capire meglio, prima me stessa e poi anche gli altri e le cose hanno cominciato ad andare per il verso giusto.
Sento di non essere più “permalosa” come una volta, riesco a valutare ciò che mi si dice dal punto di vista di chi può farmi capire qualcosa in più su di me, certamente questo è proporzionato alla stima che ho dell’altro.
Ho acquisito più sicurezza (perché poi in fondo stava tutto là, l’idea di compiacere sempre era una questioni di autostima) e ho cominciato a parlare davvero per me stessa e per le cose in cui credo.
La forma che mi contraddistingue e per la quale ormai tutti mi conoscono, ossia la pacatezza, mi è rimasta, ma credo che sia una qualità innata. Ora appunto la ritengo una qualità perché riesco ad essere me stessa e a dire ciò che penso sempre, anche se con connotazione “pacata”, prima era solo “forma”, che poi alla fine mi portava a scattare in maniera sproporzionata, perché accumulo interiore (non visibile agli altri naturalmente).
E’ stato un duro lavoro su me stessa e lungo nel tempo, cominciato con l’arrivo dei figli ma soprattutto con il crescere insieme a loro ma non nego che gli ultimi due anni di partecipazione attiva in un forum di donne molto intelligenti ne abbia tratto i frutti migliori.
E il raccoglierli anche dal punto di vista esterno (editoriale e di blog premiato) indubbiamente mi incoraggia a continuare a percorrere questa strada, perché ancora ne ho da fare.
Perché il patologico non è solo nello scatto di ira sproporzionato ma anche nella sproporzionata remissività, diciamo che mi trovo nel mezzo di questo cammin………..con una luce in fondo a guidarmi che ORA vedo.
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14 Dicembre 2009 di polly5vm
Mi si chiedeva da più parti, diverse da questo blog, cosa secondo me impedisce un buon ascolto attivo.
Prendo in mano Genitori Efficaci di Gordon, e rielaboro per l’occasione:
evidenziato che il problema è di XYZ (condizione necessaria è appunto che il problema sia dell’altro) l’ascolto attivo è un metodo potente per aiutare qualcuno a risolvere il proprio problema, o comunque ad accettarlo a condizione che chi ascolta sappia riconoscere che il problema appartenga all’altro e si adoperi al tempo stesso affinché sia sempre l’altro a trovare le soluzioni più consone alla propria indole.
Non dobbiamo cedere alla tentazione di appropriarci del problema (come spesso accade con i figli).
L’ascolto attivo da la possibilità all’altro di esprimere i propri sentimenti e di “liberarsene” sentendosi accettato, con i suoi limiti, da chi sta ascoltando, e questo è un primo passo verso la stima di sé e verso la ricerca di una soluzione.
Quindi condizione necessaria per un ascolto attivo è la SOSPENZIONE DEL GIUDIZIO, che poi è anche un impedimento ad un semplice dialogo, affrontare l’altro (un figlio) con un pre-giudizio significa uccidere sul nascere la possibilità di un dialogo efficace.
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12 Dicembre 2009 di polly5vm
Un’altra tradizione di Natale propriamente della nostra famiglia è quella di mettere un biglietto di auguri in ascensore.
Ogni anno prepariamo, con Camilla ultimamente, un biglietto su un foglio A4, mettiamo un disegnino natalizio e una frase di auguri per tutte le famiglie/condomini del palazzo e lo appendiamo l’8 dicembre in ascensore.
Viviamo in un condominio molto grande con tante famiglie di cui non conosco nulla.
E’ finito il tempo di quando ero piccola e ci si conosceva tutti, i vicini erano amici e noi bambini andavamo a casa di uno o dell’altro senza tanti problemi, per fare merenda, per giocare, per guardare la tv…….
Questa tradizione l’abbiamo iniziata nel vecchio appartamento ed anche lì l’indifferenza era elevatissima.
E’ stato un esperiemento sociologico e a dirvi la verità riuscitissimo.
Molto timidamente i primi vicini hanno cominciato a rispondere nello spazio che lasciavamo appositamente nel biglietto.
Gli ultimi anni della nostra permanenza in quella palazzina sono stati fenomenali. I biglietti (che conservo ancora gelosamente) sono pieni di risposte di auguri sinceri e generosi (che finivano con la fine delle feste ma non si può avere tutto) e quando abbiamo lasciato il nostro vecchio appartamento, tutti i nostri vicini si sono affacciati sulla soglia della nostra casa, per salutarci, per dirci quanto dispiaceva loro che la nostra allegra famiglia cambiasse casa (cosa che non avremmo mai penasto possibile!).
Siamo venuti ad abitare in una vecchia palazzina del quartiere, principalmente abitata da anziani burberi e scontrosi, qualche studente e poche famiglie con bambini, anzi a dirla tutta una sola!
Sono ormai 6 anni che abitiamo qui e come ogni vecchia “abitutide” abbiamo cominciato a lasciare i nostri messaggi di auguri in ascensore!
Ebbene esperimento sociologico 2 riuscitissimo di nuovo!
La vecchina più burbera che ci sia ogni anno porta i dolcetti ai miei figli e contraccambia ogni sorriso che emaniamo ad ogni incontro. I biglietti sono pieni di auguri contraccambiati, la signora della porta accanto si ricorda sempre di Francesco e ogni tanto suona portandogli piccoli pensieri, il giovane e brillante chirurgo dirimpettaio quando ho avuto bisogno si è offerto spontaneamente e gratuitamente apportando come “scusa” il fatto che in tutti questi anni di studio gli abbiamo tenuto compagnia con le grida dei bambini e con gli auguri di Natale!!!
E’ proprio vero che chi sorride alla vita (e agli altri), la vita (e gli altri) gli sorriderà.
Provate per credere!
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8 Dicembre 2009 di polly5vm
Con il termine tradizione (dal latino traditionem deriv. da tradere = consegnare, trasmettere) in genere intendiamo, antropologicamente parlando, l’insieme degli usi e dei costumi di un gruppo umano che di generazione in generazione vengono tramandate, a volte modificandone alcuni aspetti altre volte conservandone gelosamente gli stessi.
Parlandone in maniera circoscritta a casa mia è tradizione preparare gli addobbi natalizi, presepio e albero, l’8 dicembre, ossia oggi.
Ricordo con tanta tenerezza quando io aspettavo da piccola questo giorno per iniziare insieme a tutta la famiglia questo rito di preparazione.
Continuo ad avere lo stesso sentimento che anima questo giorno, ma ogni anno che passa rimango sempre più da sola a onorare questa tradizione.
I figli grandi non sentono più questo momento come condivisione della famiglia come quando erano piccoli, mi rimangono a darmi soddisfazione Camilla e Francesco.
Continuerò a resistere e a preparare il presepio e l’albero in questa giornata, perché son convinta che la ruota giri e prima o poi ritorni al punto di partenza e un domani anche i miei figli grandi ricorderanno la loro mamma intenta a preparare gli addobbi ascoltando musiche di Natale il giorno dell’Immacolata!!!
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6 Dicembre 2009 di polly5vm
Io all’ingresso prima dell’inizio
I 5 blog finalisti
La Tapira (ribattezzata così da mia figlia) il premio
La vincitrice: ovvero IO
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4 Dicembre 2009 di polly5vm
Tanti auguri cucciolotta mia!
Sei la prima che ha dato senso al mio essere donna facendomi diventare MADRE.
Grazie
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1 Dicembre 2009 di polly5vm
Quest’anno Dede ha cambiato 4 professoresse in terza media: italiano, storia e geografia, inglese, matematica e arte.
Insomma quattro materie importanti e nel cambio c’è stato davvero uno scombussolamento per tutti i ragazzi.
Abbiamo sbagliato a non andare a parlare con quella di italiano, storia e geografia subito, appena abbiamo visto un chiudersi da parte di dede.
Si perché lui purtroppo, essendo davvero molto sensibile, ha questo difetto si chiude e diventa anche indsponente per difesa con il risultato di risultare impertinente e inopportuno.
Noi ormai siamo abituati (per modo di dire visto che combatto con questo suo carattare da sempre, sperando in un suo miglioramento che lo faccia vivere meglio le difficoltà della vita in un futuro), ma certamente la prof (e la capisco non può pensare di agire diversamente per ogni ragazzo che ha davanti) lo ha un po’ preso in antipatia (e qui se fossimo intervenuti in tempo…ma ormai è inutile porsi i se e i ma…).
Un brutto pagellino per dirla tutta, per uno come lui abituato ad avere tutti 7 ed 8 è sicuramente il primo a soffrirne, ma la reazione di difesa che ha è quella di contrattaccare risultando aggressivo e “cattivo” con tutti (la prima a rimetterci è Camilla e poi io nell’ordine).
Ieri sera grande “discussione” anche perché non mi ha dato il pagellino subito ma solo la sera tardi e perché dovevo firmare. Ha subito attaccato prendendosela con Camilla e sono dovuta intervenire e da lì si è scatenata appunto una forte discussione con lui che continuava a rispondere come non avrebbe dovuto.
Stamattina armata di buona volontà riprendo il discorso, ora non risponde, continua a prepararsi facendo finta di non ascoltare (lo conosco meglio di se stesso).
Non accenna a nulla, lo abbraccio e con il minimo sforzo si fa abbracciare, stop.
Poi prendo i sacchi della spazzatura e li metto davanti alla porta di casa ed invito Vale a prenderli prima di uscire.
Lui saluta per uscire ed andare a scuola lo risaluto e aspetto, dentro di me penso: se adesso prende i sacchi della spazzatura per buttarli, vorrà dire che ha ascoltato e sa che deve rimediare, non mi chiedete perché ho pensato questo, in apparenza non c’entra niente spazzatura = pagellino (oddio sotto sotto hahahaha).
La porta si chiude vado in corrodoio e i sacchi non c’erano più.
Questo è Dede, questo è il suo modo di chiedere scusa.
Piango e lo amo da morire.
Oggi colloqui in generale ma personale con questa prof….pensatemi ne ho bisogno.
Come al sollito nei momenti importanti maurizio non c’è mai!!!!
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29 Novembre 2009 di polly5vm
Romanzo di Alice Banfi
Alice cresce nell’amore e nel caos di una famiglia ‘diversa’. Il suo sogno di bambina è diventare pittrice. Col tempo il sogno di Alice si trasforma in rabbia, che riversa per lo più su se stessa, sul suo corpo con l’alcool, l’anoressia, picchiandosi e infliggendosi tagli sempre più profondi.
Arriva il primo di una lunga serie di ricoveri in reparti psichiatrici.
“Quello che loro mi dicevano era che la mia malattia era una malattia genetica, scritta nel mio dna, dalla quale non si poteva guarire.
Quando ero in SPDC, combattevo con tutte le mie forze per trovare un’altra via di fuga, che non si limitasse alla finestra lasciata aperta per sbaglio dall’inserviente o a sgattaiolare dal passavivande della cucina.
La mia arte era sicuramente il modo migliore per scappare, per protestare, per farmi sentire ed anche per coinvolgere gli alti sofferenti come me.Passavo giornate intere a dipingere quel corridoio e le persone a me care che lo abitavano.
Addobbavo la mia stanza con fiori, pigne, disegni e figure.
Una volta feci un meraviglioso collage, ci misi tre giorni e tre notti e lo appesi… percorreva tutto il perimetro della mia stanza come una tappezzeria, vennero tutti a vederlo, e sprigionava gioia. Venne anche il primario a vederlo… e a ordinare di toglierlo; queste cose, disse, in ospedale non si fanno. La mia opera fu distrutta…….”
Un libro che consiglio di leggere non solo perché è a lieto fine ma perché è un racconto sincero e (auto)ironico. Insieme ad Alice rideremo e piangeremo e forse capiremo un qualcosa in più su quello che noi chiamiamo “diversità”, perché davvero c’è da domandarsi “chi è il vero matto in questa storia?”
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27 Novembre 2009 di polly5vm
Riprendo un post dall’altro blog a me caro:
Ama e fa ciò che vuoi
intesa dall’autore come un’esortazione alla responsabilità per il bene degli altri, nel commentare un passo di Giovanni
(…) non bisogna considerare che cosa fa l’uomo ma con quale animo e con quale volontà lo faccia. (…)
Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto:
ama e fa’ ciò che vuoi;
sia che tu taccia, taci per amore;
sia che tu parli, parla per amore;
sia che tu corregga, correggi per amore;
sia che perdoni, perdona per amore;
sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene.
S. Agostino
Una frase che ricorre spesso nei miei pensieri e non appunto per scusare tutto quello che faccio. “Ama e fa ciò che vuoi” non vuol dire fare quello che mi piace a scapito degli altri, o magari per capriccio….
E’ pur vero che è da quando sono mamma che cerco di applicare, sul serio, questo insegnamento, che mi fu dato tanti anni fa da una persona per me speciale.
Non è facile seguirlo nel giusto intento perché questo valore di vita, che è l’amore per l’altro senza condizioni, amare l’altro per come è, e non per come lo si vorrebbe (soprattutto quando si tratta di figli), nasconde un tranello, quello di farci sentire “superiori”, più “buoni”, più “bravi”, “portatori unici di verità”, in una sola parola “migliori”!!!!
Come fare a capire quando si cade in equivoco????
E’ questo il problema non sempre ci si riesce e così a volte mentre pensiamo che stiamo agendo per il meglio dell’altro, è il momento che sbagliamo tutto, perché ci vuole onestà intellettuale, morale, etica, politica ecc. ecc.per riconoscere davvero la radice d’amore nei nostri atti e purtroppo questo dono non mi appartiene.!!!
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24 Novembre 2009 di polly5vm
Riunione dei genitori al liceo per parlare con il preside dell’occupazione e cosa fare.
Non mi sono scandalizzata mai così tanto come in questa occasione.
“sono 4 delinquenti”
“se fosse mio figlio lo avrei mandato già in ospedale”
“sgombero forzato”
“non hanno nessua regola ma che razza di genitori hanno”
“mio figlio l’ho educato al rispetto”
“ascoltarli?……a sprangate bisognerebbe prenderli”
Questi alcuni interventi di genitori, giustamente arrabbiati per il prolungarsi di questa farsa, ma assolutamente inqualificabili nei contenuti e nei modi.
Io che mi batto fino allo sfinimento a favore del dialogo, dell’ascolto, del trasformare qualsiasi evento, anche negativo, in motivo di crescita, di comprensione, di ragionamento di parlare, parlare, parlare………..
queste affermazioni sono pugnalate a sangue freddo nel profondo della mia anima, che ama questi ragazzi, perché davvero in questi casi li sento tutti figli miei e se anche mio figlio Giugiu non ha partecipato attivamente al prolungarsi dell’occupazione, dopo che il permesso che avevano avuto (fino a sabato) è stato disatteso, io non riesco a vedere in loro nessun “mostro”, ma solo ragazzi pieni di ormoni allo sbando che cercano la loro strada percorrendo anche vie inaccettabili, illegali e “stupide”, non capendo che il diritto allo studio passa principalmente dall’evitare di impedirlo.
Grazie a Dio alla fine i genitori di buon senso hanno prevalso e, dando fiducia al rappresentante degli studenti (aggredito verbalmente dai soggetti sopra citati) hanno votato sulla fiducia il loro auto-sgombero, domani mattina alle ore 8.00.
Spero davvero che i ragazzi non si incaponiscano (la tentazione è forte) e domani mattina lascino la scuola per dar modo a chi di dovere di disinfestare e giovedì riprendere il normale svolgimento delle lezioni.
Io sono fiduciosa in loro e profondamente sconfortata per tutti quegli adulti che dovrebbero essere un esempio positivo, perchè sono assolutamente convinta che la via del dialogo e non quella delle regole, sia la via migliore da percorrere, perché un sano dialogo ha la possibilità di far condividere anche delle regole che comunque necessitano, ma non il contrario.
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23 Novembre 2009 di polly5vm
…. è condivisione
“Un giorno un mandarino fece un viaggio nell’aldilà. Prima arrivò all’inferno. C’erano là molti uomini seduti davanti a piatti pieni di riso, ma tutti morivano di fame perché avevano dei bastoncini lunghi due metri, e non potevano servirsene per nutrirsi.
Poi andò in cielo. Anche là c’erano molti uomini seduti davanti a piatti pieni di riso, ma tutti erano felici ed in buona salute; anche loro avevano dei bastoncini lunghi due metri, ma ciascuno se ne serviva per nutrire il fratello che era di fronte a lui”
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22 Novembre 2009 di polly5vm
L’intelligenza emotiva è un aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di provare emozioni.
I limiti che si sono dimostrati nella riuscita sociale di un individuo con un quoziente intellettivo QI elevato, spiegano pertanto come l’aspetto emozionale di una persona, anche non dotata di capacità logico-matematiche, verbali e spaziali (su cui si basano i test per misurare il QI) determini, spesso, il vero successo.
Saper utilizzare intelligenza emotiva significa avere capacità empatiche che ormai sappiamo essere condizione necessaria per rimanere in comunicazione con gli altri, tanto più con i ragazzi adolescenti.
H. Goleman è sicuramente il più conosciuto esperto in materia che distingue due sottogategorie:
1. l’intelligenza emotiva personale (conspevolezza di sé, controllo/autocontrollo delle proprie emozioni, capacità di motivazione, spirito di iniziativa…)
2. l’intelligenza emotiva sociale (empatia, comunicazione, ascolto…dell’altro).
La cosa che mi rincuora sapere rispetto a tutto questo discorso è che se l’intelligenza legata al QI tende a stabilizzarsi intorno ai 16 anni per poi affievolirsi con l’ avanzare dell’età, l’intelligenza emotiva, che nella nostra cultura è una novità, può essere migliorata negli anni, non è legata ad un’età, al contrario cresce e migliora nel corso della vita.
Può essersa aiutata a svilupparsi?
Secondo Goleman si, con un allenamento rivolto a cogliere i sentimenti nostri e degli altri, a saperli riconoscere, anche nelle accezioni negative (ansia, rabbia) e soprattutto a saperli verbalizzare.
Sforzarci di manifestare i nostri sentimenti, anche nei confronti dei nostri figli, non significa rendersi ai loro occhi vulnerabili, ma al contrario aiutano alla comprensione e aprono al dialogo.
E in una situazione ormai compremessa da uno sbagliato approccio (del genitore) nei riguardi di un comportemento del figlio (un divieto al limite dell’ingiusto non rispettato dal figlio stesso) diventa quasi l’unico canale per riequilibrare e ristabilire un rapporto inclinato senza entrare in un muro a muro che non solo non risolverebbe il conflitto, ma rischierebbe una chiusura definitiva della comunicazione.
Questa riflessione fatta oggi in un incontro (l’ennesimo rivolto ai genitori, sono ripetente, ma felice di esserlo) avuto sull’intelligenza emotiva, mi ha aiutato proprio a ristabilire il rapporto con mio figlio inclinato appunto da uno sbagliato approccio avuto con lui nei riguardi di questa occupazione scolastica.
Come a dire niente viene a caso!
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19 Novembre 2009 di polly5vm
Ieri hanno occupato la scuola e naturalmente Giugiu è uno di loro. Stanotte ha dormito anche lì.
Un po’ di scuole sono state occupate in questi giorni passati, il Tasso per due settimane e forse anche a causa di quello che hanno combinato dentro stanno provvedendo.
Infatti stamattina al GR2 ho sentito che sono intervenuti i carabinieri in un istituto di Ostia e qui a Roma al Morgagni e naturalmente i ragazzi trovati dentro (che sono sempre uno spauracchio rispetto alla maggioranza che ha votato si all’occupazione e che tra l’altro è una maggiornaza di soli 15 voti al Plinio…….) rischiano il 5 in condotta (con conseguenze che sappiamo).
Chiaramente ho cercato di avvertire Giugiu ma che ve lo dico a fare?
E’ normale per lui farsi scivolare addosso questo, del resto pure a me farebbe incazzare il tutto.
Si, l’occupazione è una cosa illegale e dovrebbero trovare vie alternative per protestare, ma far intervenire i carabinieri per sgombrare, personalmente mi sembra eccessivo, anche se legale e giustificato.
E il fatto che io gli abbia detto che non dormirà più a scuola, contro tutte le tecniche di comunicazione e di ascolto che sono andate a farsi friggere in questa occasione, ha fatto si che appunto ottenessi un suo riscontro più che contrario!!
La cosa si è complicata perché un’amica mi ha informato, dato che è andata a scuola a vedere di persona, che a dormire sono stati davvero pochissimi e che i carabinieri sono stati già avvisati e che non sono la maggioranza degli studenti ad approvare questa occupazione.
Insomma quel testone sta rischiando parecchio per qualcosa che secondo me neanche capisce appieno, ma solo (questo almeno da parte sua) per fare casino!!!!!
……….e in tutto questo caos Maurizio che fa? Se ne va al mare a fare una pescata.
Non ditemi che sono “uomini” perché in certi casi sono proprio “cretini” altro che!!!
CHE STRESS
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19 Novembre 2009 di polly5vm

La giuria di selezione ha portato a termine il compito di analisi sulle candidature pervenute. Le finaliste della sesta edizione del concorso si incontreranno il prossimo 5 dicembre a Viareggio, dove conosceremo le vincitrici di DONNAéWEB 2009.
ED IO SONO TRA UNA DELLE 5 CANDIDATE nella categoria blog!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Son troppo contenta!!!!!
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17 Novembre 2009 di polly5vm
Messaggi sms di questa mattina:
dede: Senti…mi disp ma ho preso 4 in geometria, la prossima volta mi faccio interrogare e recupero…e appena arrivo nn mi fare la predica xk nn serve…mo mi metto a studiare…abbiamo anke fatto il compito (interrogazione scritta) di storia…e’ andato bene penso….
mamma: Non ti faccio la predica ma renditi conto e cerca di capire che devi studiare e non passare il tempo al computer….
dede: Si…ok…ho capito…gg ti kiedo di togliermi internet in modo ke possa prepararmi per geografia per dmn…E sti cappi di facebook…
dede: E poi carcola mi sn offerto x antologia e quella str nn mi ha accettato…
mamma: Carcola con la r vero? Sarà per un’altra volta
dede: Xò mi ero preparato bn…infatti le risposte di tt le dmnd ke sta facendo agli interrogati le so…(e cmq…si, carcola cn la r).
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Una via privilegiata con mio figlio 13nne, devo ammetterlo è parlarsi via sms ed io mi adeguo, perchè vis a vis non avrebbe accettato neanche l’ascolto!
I tempi cambiano mamme mie!!!!!!!!
“Mamma il futuro è il computer il telefono è sorpassato lo vuoi capire!!!” ecco anche Gianluca oggi ci si è messo a ricordarmi che so vecchia!!
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14 Novembre 2009 di polly5vm
Per punire bastano pochi secondi, per educare ci vuole tempo.
Sembra una banalità ma non è affatto così scontato. Implica saper trasformare una “trasgressione” del figlio in occasione educativa per recuperare ad esempio il significato ed il valore di una regola.
Serve davvero una punizione? Indubbiamente è la via più facile da percorrere ma, se sul momento sembra avere presa, sulla distanza non da quei risultati sperati ovvero di comprensione della regola trasgredita.
E allora? Cosa fare? Dipende dall’età del “trasgressore”, dalla consistenza della regola trasgredita ed anche il modo in cui è stata trasgredita.
Non c’è una modalità standard da tirare fuori dal cilindro nel momento del bisogno valida per tutti.
Magari ci fosse un libretto di istruzioni quando si diventa genitori!!!
Ed ecco che buon senso e conoscenze specifiche in tema di genitorialità, ci vengono in aiuto.
Però ci sono cose che secondo me non si fanno, punto e basta.
“Mi ha mancato di rispetto ed io gli mollo un bel ceffone così se lo ricorda”.
Questo ho sentito dire da una conoscente parlando di suo figlio di 15 anni.
E’ vero a volte le mani prudono, ti sfiniscono a tal punto da farti perdere la brocca, ma mollare un ceffone per far capire che non si manca di rispetto al genitore, per me vale esattamente quanto l’offesa fatta dal figlio.
Mollare un ceffone è mancare di rispetto nella stessa maniera.
Quale è la differenza? Nei ruoli?
Non mi convincerà nessuno che l’educazione passi attraverso ceffoni e punizioni, non da una certa età in poi quando il dialogo, le regole condivise diventano basilari per una sana convivenza e per una sana crescita di coloro che un domani saranno futuri padri e future madri.
Ma in generale non mi piace parlare di punizione, preferisco pensare ad una conseguenza di una certa azione che comunque deve nascere all’interno delle dinamiche familiari, di una quotidianità da cui scaturisce la regola, che non è uguale in tutte le famiglie.
Non mi sta portando da nessuna parte questo mio modo di pensare con conseguente agire, ma sono straconvinta che si tratti solo di tempi.
E’ che i tempi di noi genitori non coincidono mai con quelli dei figli, per cui per raccogliere i risultati della nostra semina spesso non basta una vita!
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13 Novembre 2009 di polly5vm
Non ci siamo viste per tutto il giorno, la mattina lei a scuola, il pomeriggio io a scuola, quando torno lei non c’è, è uscita e così quando rientra mi viene naturale chiederle:
mamma: Ciao tesoro, come stai? Come hai passato la giornata?
figlia: Bene, siamo stati a Ponte Milvio, stiamo ancora insieme ma presto ci lasceremo, ma scialla mamma!!!
Esempio di tipica comunicazione breve ed essenziale.
Questione di punti di vista.
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8 Novembre 2009 di polly5vm
“Molti vivono la vita così come dice il De Mello:
La vita è quella cosa che gli accade per caso, mentre sono preoccupati a fare molti altri progetti.
Per le persone distratte, la vita passa e tutto finisce.
Altri vivono la vita come un viaggio in pulmann: finestrini ben chiusi perché c’è l’aria condizionata, tendine bene abbassate, che riparano dal sole, discutono, discutono e arrivano alla fine del viaggio senza aver visto nulla.
Per la terza categoria di persone la vita è come uno specchio: ti sorride se le sorridi e questa è la santità.”
Don Vittorio Vinci
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7 Novembre 2009 di polly5vm
Mi piacerebbe scrivere tante belle cose, farvi commuovere descrivendovi l’amore che provo per questo figlio così “particolare e unico” quello del:
“Mamma è mio dovere dirvi sempre di NO“
ma per non scadere nel banale, nel retorico, mi limiterò a fargli gli auguri
Tanti auguri Dede per i tuoi 13 annni!!!
Oggi niente festa, niente torta, niente di niente……. così ha deciso!
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