I genitori hanno una grande responsabilità nei confronti dei propri figli. Sia una mamma che un papà cercheranno di essere sempre all’altezza del loro compito, ciascuno con le proprie modalità; spesso sbaglieremo, è impossibile non farlo.
Sembra assurdo ma in questi casi io credo che l’importante sia cercare di sbagliare in modo costruttivo e questo diventa possibile nel momento in cui siamo riusciti a conquistare l’affetto e la comprensione dei nostri figli non in quanto genitori, quindi affetto naturale, ma in quanto esempi per loro.
Sbagliare, poi discutere e ammettere è una motivazione forte per i nostri figli che imparano la possibilità che anche un genitore possa sbagliare per troppo amore, ma l’aver condiviso con loro tale eccesso di amore, non li porterà alla ribellione ma alla comprensione, e questo su mia esperienza vale fin da piccoli, fin cioè dalla sgridata eccessiva per nervosismo del genitore rimasta però non spiegata e quindi incomprensibile per il figlio, che non capendo l’eccesso può trarne effetto negativo per un eventuale comportamento futuro.
Ecco perché penso che l’esempio, il rigore personale, i valori che noi genitori usiamo come metro per la nostra vita, siano alla base di una riuscita educativa.
Però occorre davvero tener presenti tanti fattori, il primo in assoluto è condividire i valori e i principi educativi tra madre e padre. E’ una regola generale ma non sempre poi così seguita, soprattutto per le piccole cose.
E poi oggi il gruppo, il branco, i pochi valori condivisi che questo nostro tempo ha dimenticato, giocano davvero contro di noi!
Ecco perché penso che occorra seminare fin da piccoli….. ma non escludo con certezza che possa funzionare.
Io li vedo i ragazzi adolescenti di oggi, conosco i genitori, e quando vedo questi ragazzi, vicini ai miei figli prendere strade diciamo stortine, senza esagerare (fumo, spinelli, alcool, bullonate), non mi sento all’altezza di giudicare i loro genitori, né di escludere a priori che non possa capitare ai miei figli, troppi fatti accaduti negli ultimi tempi me ne danno conferma.
Come quella volta in cui mia figlia, appena 14nne, durante una normale discussione, non ha retto lo stress emotivo e ha preso la porta e se ne è andata, lasciandomi con un senso di sconfitta che non ha paragoni.
E’ stata una esperienza formativa, che mi ha permesso di non commettere più lo stesso errore. Ho ritrovato quell’insegnamento appreso in uno dei tanti corsi seguiti, comunicare vuol dire rispondere ad un bisogno, l’ascolto è lo spazio concesso all’altro. In quella occasione io non ho saputo ascoltare mia figlia, non l’ho saputa accogliere nel bisogno di quel momento. La comunicazione non è, quasi mai, richiesta di aiuto, non richiede una risposta immediata alla soluzione del problema, una comunicazione all’inizio richiede solo di essere accolta.
Ecco oggi ringrazio che ciò sia accaduto perché è stato un motivo per riflettere su tante cose che hanno giovato tantissimo a noi, ma soprattutto a lei che da quell’esperienza ha davvero capito quanto sia inutile non affrontare le proprie paure i propri problemi, soprattutto nell’unico posto davvero dove puoi farlo, in famiglia.
I ragazzi passano una fase davvero fragile e il quel momento contano più gli altri che i tuoi genitori, e qui entra in gioco quindi anche la personalità di ciascun figlio.
Non mi sento di dire con assoluta certezza che avendo seminato bene (ma poi bene per chi? per me solo? chi mi da il metro giusto?) i miei figli mai faranno certe esperienze, non lo posso escludere.
Quello che spero è appunto quello di aver dato ciò che ritenevamo, io e Maurizio, giusto dare loro (sempre prima con l’esempio) affinché siano in grado poi di risollevarsi nel momento in cui possano cadere, e che sappiano con certezza (e di questo si ne sono sicura) che noi ci saremo sempre.
Ecco perché non mi stanco mai di parlare con loro, soprattutto con i grandi, di prendere esempi vicini a loro, ma anche fatti di cronaca come pretesti per parlare, parlare e parlare.
E comunque mai abbassare la guardia, i ragazzi hanno voglia di regole e spesso sono loro stessi che con il loro comportamento vogliono sentirsi dire NO fermo e deciso.



