-Non preoccupatevi dei risultati immediati; se il metodo è giusto alla fine anche i risultati saranno buoni, ma se il metodo è sbagliato, per quanto buono possa apparire il risultato, prima o poi il disastro è inevitabile-
John Thurman
I genitori hanno una grande responsabilità nei confronti dei propri figli. Sia una mamma che un papà cercheranno di essere sempre all’altezza del loro compito, ciascuno con le proprie modalità; spesso sbaglieremo, è impossibile non farlo.
Sembra assurdo ma in questi casi io credo che l’importante sia cercare di sbagliare in modo costruttivo e questo diventa possibile nel momento in cui siamo riusciti a conquistare l’affetto e la comprensione dei nostri figli non in quanto genitori, quindi affetto naturale, ma in quanto esempi per loro.
Sbagliare e poi discutere e ammettere è una motivazione forte per i nostri figli che imparano la possibilità che anche un genitore possa sbagliare per troppo amore, ma l’aver condiviso con loro tale eccesso di amore, non li porterà alla ribellione ma alla comprensione, e questo su mia esperienza vale fin da piccoli, fin cioè dalla sgridata eccessiva per nervosismo del genitore rimasta però non spiegata e quindi incomprensibile per il figlio, che non capendo l’eccesso può trarne effetto negativo per un eventuale comportamento futuro.
Più i figli crescono e più cresce in noi la consapevolezza della difficoltà del grande compito dell’educazione.
Fin quando son piccoli la capacità di “gestirli” è naturale, loro stessi hanno bisogno di essere guidati, più crescono e più si deve indietreggiare, lasciando che siano loro ad andare davanti e prendendo il posto di fianco, non più conducenti ma solo compagni di viaggio.
Come genitore vorresti che facessero sempre esperienze positive, ma crescere vuol dire anche lasciarli andare, con la consapevolezza che dietro l’angolo ci saranno difficoltà e delusioni da vivere.
Rispetto ai miei (nostri) genitori oggi è tutto più difficile, perché loro non sapevano, non volevano sapere o i tempi erano comunque quelli che non era di moda parlare con i propri genitori e “ignorare” sicuramente rendeva le cose più facili e noi si soffriva in silenzio e si cresceva…….e così da adolescenti soffrivamo perché è l’età in cui si “soffre” un po’ per tutto, per amore, per amicizia, per la scuola ecc. ecc. e da genitori continuiamo a soffrire insieme ai figli.
Ma un genitore è per sempre! Il mio viaggio, a fianco ai miei figli direi che è appena cominciato!
questo post partecipa al blogstorming










Bell’analisi, e assolutamente aderente alla realtà.
Quando ero bambina e adolescente, per i miei genitori non era ammissibile che loro potessero sbagliare, e questo è stato l’aspetto più duro con cui confrontarsi.
Nell’ammissione della colpa, nell’analisi “congiunta” delle motivazioni, c’è la crescita reciproca, attraverso la comprensione della molla che ha fatto scattare un determinato comportamento, che è quasi sempre l’amore, e la risposta che è una mano tesa per continuare insieme un cammino costruttivo per tutti.
grazie DM.
Questo tuo commento spero segni l’inizio di un cammino fianco a fianco
Non credo proprio che si possa sbagliare “per troppo amore”, anzi: quando si sbaglia è perché, momentaneamente, nervosismo, stanchezza, propri guai insomma prendono il sopravvento sull’amore.
Condivido pienamente il fatto che, una volta tornati in sé sia molto costruttivo scusarsi o comunque spiegarsi, nei limiti del “lecito” e con le modalità comprensibili per un bambino: meglio sapere di avere genitori imperfetti ma ragionevoli e su cui si può contare che credere che la “perfezione” (nel senso della norma) comprenda la rabbia e i suoi derivati!
Non credo neanche che l’adolescenza sia l’età in cui si soffre “a prescindere” direi chepiuttosto tutti i nodi vengono al pettine e se c’e ne sono troppi (insicurezze, buchi affettivi, ecc) è il momento buono perché si crei un intoppo!
Bellissimo li cappello di Thurman (sono un’insegnante, oltre che una madre e altre cose, e lo leggo anche da quel punto di vista)!
ciao
grazie alessandra del tuo contributo.
Sbagliare per troppo amore lo contemplavo al di là della sgridata per nervosismo, e a me è capitato!
“Soffrire” in adolescenza l’ho appunto messa tra virgolette, non è una funzione matematica, ma io mi ricordo benissimo la mia di adolescenza e siccome non avevo nessun “problema” e avevo una famiglia alle spalle splendida, ricordo comunque grandi momenti di “tristezza” senza nessun motivo apparente.
Ricordo ancora oggi l’esigenza forte di sentirmi “triste”, “sola” e “sbagliata” anche solo per qualche istante.
Amplificare i sentimenti credo sia tipico dell’adolescente che vive tutto, che sia bello o brutto, con molto pathos.
Anche io sono un’insegnante e condivido in pieno quanto dice Thurman
Anch’io condivido questa crescita inevitabile assieme ai nostri figli, attraverso prove ed errori…
E quando qualche volta ho perso la calma (pessimo esempio x lei),me la sono presa con mia figlia fino a mortficarla..solo dopo un po’ riuscivo a parlarle spiegandomi e abbracciandola
In questi casi mi dispiace per il MODOin cui posso rivolgermi a lei, ma non per il motivo.
A volte , invece ,si sono creati dei veri e propri dibattiti tra i nostri figli (12 e 8 anni) e noi genitori, imfatti sappiamo gia’ quale sara’ il nostro atteggiamento verso quel problema ,ma vogliamo ascoltare le loro ragioni ,i loro pensieri , il loro modo di avvalersi (spesso e’ anche divertente).
Si ,in adolescenza si soffre ,ma si e’ anche felicissimi con poco
Ricordo per contro la risposta di mia figlia di qualche mese fa che dissentiva su non so quale argomento e dopo aver chiacchierato mi disse “Si, mamma hai ragione , ma io ti devo dire di no, non so perche’
Che pazienza!
A presto!
Ho scritto un post proprio su una frase che mi ha detto Federico (12 anni e mezzo) qualche mese fa:
“Mamma è mio dovere dirti sempre di no”