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Archive for the ‘Pensieri in libertà…’ Category

20130731-100746.jpgQuando ero adolescente ricordo in particolare una vacanze nella meravigliosa terra di Calabria, all’insegna dell’autostop. Eravamo un bel gruppo di amici, ci dividevamo cercando di essere due, al massimo tre misti, l’accortezza era comunque di evitare di essere solo ragazze, e ci davamo appuntamento alla piazza del paese scelto come meta.
Una sorta di gara a chi arrivava primo c’era, anche se devo riconoscere la generosità dei calabresi, come puntavamo il dito qualcuno si fermava sempre. Cordialità, generosità, simpatia che mi colpirono allora (fine anni ’70 e precisamente estate 1978) tantissimo. Paura, pensieri di possibili pericoli? Non ricordo questi sentimenti, il fatto che comunque ero sempre in compagnia di un amico mi dava sicurezza, e si viveva il tutto come una grande avventura. Avevo 16 anni! (altro…)

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20130728-111748.jpgMai come in questi giorni ho riflettuto tanto sull’importanza che hanno i sapori e gli odori. Succede sempre così, finché non ‘perdi’ qualcosa non ne assapori davvero la sua essenza.
In questi giorni post operatori dove per per ovvie ragioni, ho i tamponi al naso, ho capito quanto, nella loro semplicità, siano fondamentali gli odori e i sapori.
Gustare è ben diverso da nutrirsi per vivere. Assaporare i profumi è ben diverso da respirare per vivere.

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20130723-170147.jpgSdraiata dal letto n. 25 dell’ospedale di Siena mi sto godendo queste ore in solitudine. Era davvero tanto che non stavo sola con me stessa libera da impegni mammeschi, senza nessun ‘mamma’ nelle orecchie a chiedere qualcosa. Indubbiamente questo è il lato positivo di questa giornata pre-operatoria.
L’ansia che mi avvolge al pensiero dei 4 giorni con i tamponi al naso a respirare con la bocca che non so fare (e di prove ne ho fatte) l’ho per il momento accantonata, per lasciar spazio a questa bella sensazione: pensieri in libertà!
Che tocca fare per avere del tempo ‘vero’ tutto per sé!!!

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20130720-134635.jpgDue sedie, vuote. Disposte trasversalmente l’una rispetto all’altra.
La sedia di Van Gogh, in legno e paglia giallo fieno è su un pavimento di mattoni rossi, in stile povero, modesta alla luce del giorno.
La sedia di Gauguin, rosso e verde, più ricercata con i manici, e sembrerebbe più confortevole, si trova nella penombra notturna.
Le due sedie si guardano, comunicano e sembrano costituire una unità.
Allo stesso tempo potrebbero darsi le spalle, essere il giorno e la notte e non avere nessuna relazione.
Sopra di esse oggetti quotidiani, pronti all’uso di chi, stanco, si siederà per riposare. Oggetti che segnano una presenza di solitudine, la presenza/assenza di una amicizia vera tra i due artisti.
In questo senso la sedia vuota diventa metafora di abbandono.
Il forte legame che unisce i due artisti, rottosi con la partenza di Gauguin e con il crollo nervoso di Van Gogh, è visibilmente reso angoscioso dal “suo posto vuoto”.
Il posto vuoto è il segno di una profonda ferita che diventa il riflesso della propria esistenza personale, che si compirà fino alla follia del suicidio.
Ho sempre amato l’arte e la sua profonda, intima e nascosta mediazione con la realtà.
Ogni “racconto”, che può essere un quadro, una scultura, una litografia, uno schizzo…… non è mai a caso. Parte dall’animo, dal profondo, e spesso, come nel caso di Van Gogh, dal tentativo di medicare ferite interiori.
Ecco perché una grande opera nasce quasi sempre da un sofferenza, che sia fisica, interiore, psicologica, dell’anima, o d’amore.

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Si dice domandare è lecito, rispondere è cortesia. Diciamocelo però ci sono domande talmente sciocche che non meritano nessuna ‘cortesia’.
È quello che mi è capitato un giorno in una sala di aspetto.

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20130625-154559.jpgNon riesco proprio a capire come, nonostante dovrei essere abituata, ogni esame importante di ogni figlio mi mette un’ansia addosso, che neanche tutti gli esami fatti da me in passato, messi insieme, mi suscitavano lo stesso effetto.
E così questa mattina, tra i corridoi della scuola di figlia n.4, mi agitavo in attesa del suo orale (di terza media, per dirla alla vecchia maniera).

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20130624-211432.jpgCi sono situazione nella vita che ti lasciano l’amaro in bocca, non serve avere esperienze disastrose per accorgersene. Sto parlando di piccoli fatti a cui magari sto dando peso solo io.
Niente di così sconvolgente quindi, sia chiaro, ma comunque gesti, o meglio non gesti, non parole che pensavi fossero se non necessarie, almeno dovute come segno di riconoscenza e gratitudine.
Credo sia questione di stile, non di altro proprio perché stiamo parlando di inezie su cui potrei benissimo sorvolare.
Ma lo stile, e non intendo quello visibile dato da una sobrietà esteriore a 360′, quanto quello dell’essere, non è da tutti.
Ci si inganna facilmente attenzione, ma il mondo è pieno di persone che sanno solo prendere là dove in quel preciso istante possono attingere, per poi girare velocemente pagina e prendere da altra parte. Legittimo sia chiaro, ma una certa chiarezza (e bastava dire la verità), un semplice grazie per quello che era stato, secondo me sarebbe bastato.

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